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È l’unico viale alberato della nostra città (una volta, ironicamente, definito il ‘boulevard del Campasso’). Il tracciato della stra risale all'epoca medioevale, ma era solo ad uso locale, perché sino alla fine d...

Via Walter Fillak

È l’unico viale alberato della nostra città (una volta, ironicamente, definito il ‘boulevard del Campasso’).

Il tracciato della stra risale all'epoca medioevale, ma era solo ad uso locale, perché sino alla fine del 1800, quando la strada era ancora in terra battuta di frequente era un totale acquitrino, con ovvio sconcerto di tutti i viaggiatori.

Solo nel 1773, il doge GB.Cambiaso -per poter raggiungere la sua villa a Cremeno, che possedeva da alcuni anni- decise con propria spesa di aprire una “strada della Polcevera”. Questa nuova strada divenne spettacolo per il viandante che arrivava al borgo, così descritto: “unica che sia nelle vicinanze di Genova, per il sensibile colpo d’occhio che procura e per la bella veduta delle dianzi enunziate colline e palagi di villeggiatura, che dai due parti del fiume vedonsi eretti...”. Nel 1781 l’arch. Brusco fu incaricato di studiare un viale che decongestionasse il traffico realizzando il tragitto della attuale via Fillak. Ancora nel 1850, i collegamenti tra Genova e riviere o l’interno attraverso questa strada erano effettuati con diligenze.

Via Walter Fillak Storica - Diligenza

Nel 1964, esattamente sopra via Walter Fillak, si comincia a costruire il Viadotto del Polcevera, detto anche “Ponte Morandi” ,e da allora quel ponte ha fatto da sfondo alla vita di via Fillak fino al 14 Agosto 2018, quando alle ore 11,36 sotto l'infuriare di un nubifragio, il viadotto crolla esattamente sopra via Walter Fillak, trascinando con sé 43 persone.

Via Walter Fillak - Ponte Morandi Via Walter Fillak - Crollo

Questa disgrazia ha rovinato la vita anche di chi sotto il ponte ci viveva e ci lavorava, via Walter Fillak è diventata "Zona Rossa", per quasi un anno c'è stato solo il silenzio. Palazzi sigillati. Porte serrate. Tapparelle giù. Parabole fuori uso. Un deserto di anime e di cose.

Adesso via Fillak vuole ricominciare a Vivere! 

Un anonimo toscano ha immaginato una lettera scritta nei giorni nostri da Fillak per il padre:

“Caro papà, senti un po' che storia
m'è capitata tanti anni dopo,
leggila e serbala nella memoria.
È che a Genova, la mia bella Zena
non so quando, mi hanno dedicato
una via lunga a Sampierdarena.
Una via lunga che scorre al piano,
piena di gente, di case, di vita,
via dedicata a un partigiano.
Caro papà, sarà stato quel trenta
di giugno, mese in cui ero nato?
Pensa, papà, una via mi rammenta.
Genova rossa e insanguinata,
Genova gatti, mare e montagne,
Genova sempre l'hanno ingannata.
Caro papà, ho lottato al monte,
e un giorno, sulla mia via genovese
ci han costruito sopra un ponte
Che doveva durare in eterno;
è durato solo cinquant'anni.
Caro papà, c'è stato l'inferno.
Agosto crolla sopra Gennaio,
cade sfasciandosi nel nubifragio,
si porta via il bimbo e l'operaio,
E la famiglia, e il panettiere,
quattro ragazzi che vanno in vacanza,
quarantatré vite e tutto un quartiere.
Caro papà, io non mi sono mosso,
Son restato fermo qui nella mia morte
mentre quel ponte mi crollava addosso.
Non era quella che dalla mia fossa
Avevo sperato nella mia lotta,
Non era quella la mia Zona Rossa.
E non lo era quella del giorno
ormai lontano d'un luglio di sangue.
Ora ho una Zona Rossa intorno.
Macerie e vita cancellata.
Lavori e, intorno, fascismo che torna.
Questa la via che m'hanno dedicata.
Caro papà, sarei molto contento
Se tu andassi un giorno in quella strada
A ricantare Fischia il Vento.
Ora che il vento nel cielo coperto
soffia al contrario e soffia malamente,
fischia nel buio e nel deserto.
Caro papà, ti saluto e ti mando
una lunga strada di speranze;
ma non so come, ma non so quando.”

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